Appunti sparsi di un anno simil catastrofico

Visto che il Governo del cambiamento non è arrivato, ho pensato io di cambiare le mie cose. Tutte.

Il 2018 per me è stato l’anno della resa, quando da combattente riconosci che hai dato fondo a tutte le energie e, prima di lasciare la lotta tutta, ti costringi a decidere su quale fronte stare.

Ti saluto finalmente, 2018.

Perché so che il tempo deve lasciare qualità, passa per attribuire senso e sottrarre ciò che non si rigenera.

E in questi 10 anni che di senso generale ne hanno avuto poco, e si sono portati via l’impensabile, il sentimento diffuso di perdita e tradimento non può annientarci anche laddove lo spazio si fa intimo.

Dunque mi sono fermata, e ho preso atto.

Si conclude un sogno, che è comunque avvenuto.

E la primavera del 2019 sarà la prima dopo 20 primavere che non vivrò nel luogo dove non sono nata, né cresciuta, ma dove decisi di abitare. Correva l’anno 2000, e ancora sento vivida l’emozione di quando decisi che questa sarebbe stata la mia casa. Seguì un cane, desiderato tutta la vita, e tanto, tanto altro…

Ci fu la scoperta del paese.

Il territorio delle dolci colline delle Parrane, i suoi abitanti, quel rispetto e quella cura che sviluppavamo nel raccogliere storie, confabularle e restituirle nei nostri incontri rituali di piccola comunità; fu per me un altro sogno da coltivare, come le piante in giardino. Come quel sogno poi, davvero grande, che venne a chiamarsi “Niccolò”.

Mi aiutarono, come sempre, le persone.

Claudia Luchetti, più che una “compagna d’avventura”, testimone dei luoghi e dei saperi locali, è divenuta non solo un’amica, ma una persona che senti “di famiglia”. E il suo bosco, i suoi caffè, il minestrone sul fuoco, gli appunti scritti a mano.

E anche Nicla Capua, recentemente volata via, Amministratrice “vecchio stampo”, piena di affetto per i suoi cittadini, Donna politica laddove la Politica diventa Educazione, Identificazione, Appartenenza, Società, Memoria, Nutrimento.

Cura.

La ricordo sempre in ordine, elegante e sorridente, concentrata e informata, con gli occhi curiosi di chi sa ascoltare e vuole conoscere.

E ogni volta, spettatrice competente e commossa dei miei appuntamenti di Memoria, in fondali artistici ritrovati e desiderati.

Puro nutrimento per dei centri che non hanno niente in termini di servizi culturali, né strutture, né trasporti pubblici.

Poi le cose sono cambiate ed è iniziata l’incuria delle impalcature interiori, l’oblio di paesi e frazioni pieni di storia ( e di beni artistco – culturali) fatti divenire non – luoghi, per “qualcosa di più grande delle nostre piccole vite di provincia nazionale”, qualcosa che è imploso prima ancora di nascere. Qualcosa di lontano, incomprensibile, incontrollabile.

E non c’era più quella generazione che ha visto lottare o lottato per difendere, innanzitutto, la qualità e vivibilità del “mondo degli uomini”, come direbbe S.Exupery.

Beh, tanti sono i pensieri e i ricordi in questo momento, e i bocciuoli nel mio giardino sono pronti ad aprirsi al mondo, malgrado tutto: il mandorlo a Febbraio, la magnolia e la mimosa a Marzo, le fotigne ad Aprile…

Caro 2018, in fondo, ma davvero in fondo, ti sono grata. Anche se hai avuto con un sapore così amaro.

E sono grata soprattutto a chi ha vissuto con me. Davvero.

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